India’s Glances

[Rileggendo “L’odore dell’India”, di Pier Paolo Pasolini] 23/08/2010

In viaggio da Varanasi a Delhi.
L’odore dell’India è diventato realtà; l’insetticida per scarafaggi, il denso fumo della cucina che entra nel nostro vagone, il cibo che viene mangiato con le mani, l’odore acre e penetrante delle latrine, si mescolano assieme in un’unica melodia olfattiva. Non manca l’odore della gente che popola questo specchio di umanità in movimento, i fiati pesanti, le roboanti fuoriuscite gassose che sono rilasciate con semplice ed ingenua disinvoltura. Rileggo per intero questo libro che appare come nuovo. Le poetiche descrizioni pasoliniane ora sono accompagnate dalle vive immagini che popolano la mia mente.

Tutto appare chiaro, vivido, ma soprattutto più attuale che mai. L’India non è cambiata, è rimasta fedele a se stessa, ai suoi splendori e ai suoi drammi, al suo fascino e alle sue contraddizioni. L’India non può essere letta, occorre viverla, respirarla, assaggiarla; non si può comprenderla con facilità ed immediatezza; lascia attoniti, spaesati, forse smarriti, ma sono solo le prime impressioni; possiede una vorticosa forza vitale e distruttiva allo stesso tempo, che se da un lato falcia con una forza brutale dall’altro si offre con estrema generosità. E’ inutile cercare con insistenza delle risposte da questa terra, queste si trovano solo nello sguardo della gente, nei suoi colori, nei suoi odori, nelle sue melodie.