SOUL SIGNS

 

Questo progetto nasce dall’idea che la fotografia possa diventare uno strumento in grado di fare emergere la personalità e l’inconscio di ogni persona.

E’ così che ho deciso di intraprendere questa sfida in un luogo di non facile accesso, dove risiedono persone che hanno bisogno di aiuto e assistenza psichiatrica.

Questo luogo è il CRA (Centro Residenziale Alta Assistenza), che è parte del complesso dell’Ex Paolo Pini; si tratta di una struttura finalizzata alla riabilitazione di soggetti, che, per particolari condizioni di patologia o di ambiente familiare necessitano di un periodo di trattamento in Comunità con assistenza continua nelle 24 ore, per periodi di alcuni mesi, in regime residenziale e semiresidenziale.

Grazie alla collaborazione della dott.ssa Elena Rasi e di alcune tirocinanti del Corso di Laurea di Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica è stato possibile svolgere un laboratorio fotografico interattivo con gli ospiti della struttura.

Il progetto ha necessitato di molto tempo perché inizialmente è stato fondamentale instaurare un rapporto di fiducia con i pazienti che permettesse di relazionarsi ad essi, e che riuscisse a definire il mio ruolo e la mia persona.

Tuttavia i risultati non hanno tardato ad affiorare e ben presto i partecipanti si sono dimostrati estremamente interessati ed entusiasti. 

Presa in considerazione la difficoltà di mantenere l’attenzione e la serenità sia del singolo individuo sia dell’intero gruppo, ho deciso di adottare delle strumentazioni e delle tecniche fotografiche particolarmente coinvolgenti, in grado di restituire nell’immediato effetti piuttosto suggestivi. 

E' così che ho previsto l’utilizzo di una fotocamera reflex digitale, impiegata per il light painting e di una polaroid, che ha consentito di scrivere e disegnare direttamente sulle foto scattate. 

 

 

Il progetto quindi ha portato alla realizzazione di due nuclei di immagini, digitali ed analogiche; ciò che è ho potuto constatare, è stato che al di là del mezzo e della tecnica impiegata, sono emerse le personalità e le costanti peculiari di ogni individuo, spesso connesse al loro trascorso, ai loro disagi, alle loro passioni e ai loro affetti. 

Tutto questo è stato facilitato dall’unione di due mezzi espressivi: la fotografia e il segno (disegno/scrittura), sia quest’ultimo effettuato tramite la torcia nell’aria o tramite il pennarello sulla polaroid stessa.

Le foto realizzate sono state volta per volta riviste e analizzate assieme.

Questa prassi ha permesso una progressiva crescita individuale, facilitata dalla riflessione sul lavoro svolto e dalle suggestioni che solo una visione collettiva può determinare.

Inoltre le foto sono rimaste in possesso dei partecipanti, sia le polaroid sia le digitali, grazie ad una cornice digitale che ho loro donato.

Il concetto di possesso dell’immagine, e la possibilità di rivedere gli scatti in ogni momento, ha dato continuità al laboratorio, che si svolgeva con scadenza settimanale, e ha rafforzato la fiducia nei confronti della mia persona. 

Concludendo, questo progetto ha voluto impiegare la fotografia come mezzo e non come fine; quest’ultima infatti ha permesso ad alcune persone che necessitano di aiuto di spostare il proprio sguardo al di fuori del tunnel dei propri disagi per guardare attraverso il mirino di una macchina fotografica che stata in grado di dare loro attimi di gioia e di soddisfazione.

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