AMERICAN ABSENCES

 

Se si pensa agli Stati Uniti credo che non si possa pensare solo a città come New York, San Francisco o Las Vegas. E’ una Nazione incredibile, sia nell’accezione positiva sia in quella negativa, che merita di non essere stereotipata. 

Questo progetto nasce dal desiderio di descrivere e raccontare un’America che non si conosce ancora, un’America forse un po’ meno da sogno ma pur sempre capace di sorprenderti e stupirti. Prendendo in mano la cartina ho cercato una città che fosse emblematicamente nel cuore del Paese, ma che al contempo non fosse la classica meta turistica.

Il dito è finito su Denver, The Mile‐Hight city, per certi versi al centro degli States, ma anche isolata e distante migliaia di chilometri da altre metropoli. Caratteristiche che mi hanno convinto a considerare questa città forse più autentica e più interessante.

Questo progetto è stato realizzato in alcune vie dei sobborghi periferici della città, come Kalamath St. e Lipan St. che sono caratterizzati da villette a schiera spesso trasandate, storte e traballanti ma al contempo infinitamente ricche di dettagli interessanti.

Ognuna di queste dimore è assolutamente unica, come uniche sono le persone che le abitano. Infatti se è vero che ogni casa esiste in funzione di chi la abita, è vero anche che ogni inquilino manifesta il proprio essere attraverso il luogo in cui vive.

Infatti l'assenza fisica dal luogo in cui viviamo non ci permette comunque di non essere presenti perché lasciamo traccia di noi attraverso i nostri oggetti, le nostre abitudini, le cose di cui ci circondiamo. E tutti questi elementi parlano per noi e parlano di noi.

 

 

 

 

 

Partendo da questi presupposti ho lanciato la mia sfida, la mia provocazione, ponendo alcuni interrogativi: possiamo dedurre alcuni elementi caratteristici della personalità di un individuo mostrando solo il luogo in cui vive? Non solo, ma si può farlo mostrando solo la “facciata” del luogo che abita? Possono queste case parlare attraverso il proprio aspetto dei propri inquilini?

Ho deciso di non entrare in queste dimore, non ho voluto oltrepassare la soglia dei cancelli e questo perché spesso nella vita ci comportiamo allo stesso modo quando conosciamo o incontriamo qualcuno di nuovo.

Spesso la prima impressione che una persona comunica è quella più importante, ed è quella che spesso ricordiamo per molto tempo. E questo avviene perché tutti noi comunichiamo attraverso il nostro aspetto, proprio come può fare la facciata di una casa.

La mia è una provocazione, una sfida, un lancio di dadi sulla roulette, ma non sarò io a parlare. Lascerò lo spettatore esprimere la propria “prima impressione”.

Infatti sono convinto che chiunque osservi un santuario in giardino costruito all’interno di una vasca da bagno, o un automa fare da vedetta su un tetto, uno scheletro appeso ad una porta, una casa con i vetri rotti, così come un container adagiato davanti all’ingresso, possa facilmente fantasticare sugli abitanti di questi luoghi, che appartengono ad un’America insolita, ad un’America ancora da scoprire.

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